Le mutilazioni genitali femminili (Mgf) sono una pratica lesiva dei diritti umani diffusa in vari Paesi del mondo, che colpisce milioni di bambine, ragazze e donne, con conseguenze gravissime sulla loro salute fisica e psichica. Il fenomeno riguarda anche l’Italia, dove vivono migliaia di donne che hanno già subìto Mgf e bambine e ragazze a rischio. Nel 2006 nel nostro Paese è entrata in vigore la legge 7/2006 “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile”, che affianca al divieto penale misure di prevenzione, formazione, protezione e cooperazione internazionale. Il policy brief di ActionAid Mutilazioni genitali femminili: dalla norma alla pratica analizza lo stato di attuazione di questa legge, a vent’anni dalla sua approvazione. Una fotografia da cui emerge un quadro frammentato, segnato da criticità strutturali, sprechi e mancanza di trasparenza.
A partire dall’esperienza del modello di catena di intervento sviluppata da ActionAid a Milano e Roma, il policy brief individua, oltre ai nodi critici, alcune prospettive di rafforzamento del sistema per garantire una protezione effettiva e coordinata delle ragazze e delle donne a rischio o portatrici di Mgf.
Il modello di catena di intervento, si spiega nel documento, «si fonda su una cooperazione strutturata tra soggetti appartenenti a settori diversi – servizi sociali, strutture sanitarie, scuole, forze dell’ordine, magistratura, Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale ed enti del terzo settore – attraverso procedure operative standard condivise, da formalizzare attraverso un protocollo. La catena di intervento consente così la costruzione di una rete territoriale multi-agenzia e multi-settoriale, nella quale competenze e mandati distinti ma complementari vengono integrati per garantire un’azione coordinata, tempestiva ed efficace nei confronti dei casi di Mgf, nonché di altre pratiche lesive correlate, come i matrimoni precoci e forzati».
L’analisi di AcionAid evidenzia come la risposta istituzionale alle mutilazioni genitali femminili in Italia resti debole, frammentata e discontinua. «Nonostante l’attribuzione di compiti specifici a più amministrazioni e la previsione di risorse dedicate, le Mgf continuano a ricevere un’attenzione sporadica, non inserita in una strategia strutturata e continuativa di prevenzione, emersione e presa in carico».
Fra le altre criticità segnalate dall’organizzazione c’è anche la scarsità di iniziative effettivamente realizzate, che, quando presenti, «si concentrano prevalentemente su interventi formativi e informativi, senza tradursi in un sistema integrato di protezione».
Il policy brief – presentato il 6 febbraio scorso alla Casa delle Donne di Milano, in occasione della Giornata mondiale della tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili - contiene anche una serie di raccomandazioni rivolte alle istituzioni competenti, che mirano a rendere la risposta alle Mgf coordinata, strutturale e realmente accessibile su tutto il territorio nazionale.
Si può consultare il documento sul sito di ActionAid.
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