Adolescenti e cambiamenti climatici, dati dell’Osservatorio #Conibambini

29/04/2026 Tipo di risorsa: Temi: Titoli:
giovani che manifestano per il clima

Gli adolescenti sembrano meno preoccupati per i cambiamenti climatici, rispetto al recente passato. Lo rivelano i dati dell’Osservatorio #Conibambini sul tema, pubblicati sul sito dell’impresa sociale Con i Bambini.

«Le persone che ritengono il cambiamento climatico o l’aumento dell’effetto serra e il buco dell’ozono tra le 5 preoccupazioni ambientali prioritarie – si legge nel sito dell’impresa sociale - sono aumentate molto nel corso degli anni ’10 di questo secolo. L’ultimo periodo mostra invece una tendenza più altalenante, con un calo visibile soprattutto tra gli adolescenti (14-19 anni), e molto meno nitido tra ragazze e ragazzi più grandi (20-24 anni). Una dinamica che comunque riflette una tendenza complessiva, visibile anche per la media della popolazione».

Secondo quanto evidenziato dai dati, la percentuale di ragazzi tra i 14 e 19 anni che annoverano il cambiamento climatico o l’aumento dell’effetto serra e il buco nell’ozono tra le 5 preoccupazioni ambientali prioritarie è pari, nel 2019 e nel 2020, al 70%, e nel 2024 al 67,9%. I giovani tra i 20 e i 24 anni, invece, sono più preoccupati per gli stessi motivi: nel 2019, nel 2020 e nel 2024 la percentuale di quelli per i quali il cambiamento climatico o l’aumento dell’effetto serra e il buco nell’ozono rientrano tra le 5 preoccupazioni ambientali prioritarie risulta, rispettivamente, pari al 73,3%, al 73% e al 70,9%.

Altri dati analizzano la vicinanza delle scuole a fonti di inquinamento atmosferico. In media in Italia, su circa 40mila edifici scolastici statali, poco meno di mille risultano collocati nei pressi di una fonte di inquinamento atmosferico: si tratta del 2,3% del totale, con divari regionali rilevanti. In Liguria si sfiora il 6%, seguono il Lazio con il 4,4% e la Puglia con il 3,8%; queste regioni, insieme all’Emilia-Romagna (3,7%), rappresentano le aree con la più alta incidenza di scuole esposte.

Al contrario, la maggior parte delle regioni si colloca al di sotto della soglia del 3%, con una quota inferiore all’1% in Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Abruzzo, Basilicata, Calabria e Molise. In generale, i dati suggeriscono che il problema della vicinanza a fonti di inquinamento atmosferico per le strutture scolastiche appare circoscritto a specifici contesti territoriali, rendendo cruciale un approccio mirato, di livello almeno comunale.

Nei capoluoghi di provincia il 5% degli edifici scolastici statali risulta situato in prossimità di fonti di inquinamento atmosferico, una quota pari a circa il doppio della media nazionale (2,3%). Allo stesso tempo, i dati mostrano che questa condizione non è distribuita in modo omogeneo tra le città italiane, ma presenta differenze significative da territorio a territorio.

«In 53 capoluoghi, circa la metà del totale, questo problema non è dichiarato per nessuna scuola statale. Mentre il capoluogo di provincia dove è dichiarata con maggiore frequenza la vicinanza delle scuole a fonti di inquinamento atmosferico è La Spezia. In questo comune sono censiti 53 edifici scolastici statali, di cui per 22 gli enti proprietari hanno riportato la vicinanza a tali fonti (il 41,5% del totale). Immediatamente dopo si posiziona Foggia, con una quota del 38,5%. Seguono a maggiore distanza Taranto con il 27,4% e Imperia con il 25,9%».

Tra i primi 10 capoluoghi per incidenza di scuole vicine a fonti di inquinamento atmosferico ci sono anche Pistoia (16,9%), Ancona (14,1%), Reggio nell’Emilia (10,9%), Napoli (10,5%), Treviso (10,3%) e Livorno (9,9%).

Si possono consultare i dati sul sito di Con i Bambini.

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