Sport e infanzia

10/03/2011 Tema Sport

a cura di Roberto Farnè

 

Lo sport è entrato a far parte da diversi anni delle politiche educative degli Stati europei e svolge un ruolo importante nella formazione dei bambini coinvolgendo in maniera diretta anche un numero rilevante di adulti come formatori (genitori e allenatori) e accompagnatori dei bambini. Sport e gioco hanno aspetti simili ma anche differenze sostanziali che devono essere considerate: entrambi sono limitati da regole, ma mentre il gioco ha un contesto libero e spontaneo lo sport è circoscritto a contesti e strumenti ben determinati, nel gioco spesso la prestazione non è l’elemento centrale. Le regole nel gioco e nello sport sono elementi che comunque rendono possibile la relazione e la condivisione di una finalità comune nello svolgimento dell’attività. La regola crea cultura dando significato agli accadimenti e interpretando la realtà in modo condiviso, struttura quindi un senso di realtà.

Nella pedagogia e nella pratica educativa in Italia si è però considerato lo sport spesso con sospetto, non ritenendolo un fattore utile alla formazione dei bambini, mentre è stato inserito nei curricoli didattici soprattutto come attività correttiva per un sano sviluppo fisico. Le indagini Istat condotte a partire dagli anni ’90 mostrano che la pratica sportiva è aumentata in Italia, ma è rimasta invariata nell’ultimo decennio. Sono soprattutto gli adolescenti a praticare sport mentre tra i più piccoli è minore il numero dei praticanti e in età giovanile diminuisce drasticamente il numero di praticanti, ma c’è da notare anche che nello stesso periodo aumentano i bambini che non fanno nessuna attività motoria. Questo può essere correlato alla diminuzione delle occasioni e degli spazi per fare attività di gioco libere all’aperto da parte dei più piccoli, che quando praticano sport lo fanno prevalentemente in strutture organizzate.

Altro aspetto importante, che spesso porta i giovani ad allontanarsi dallo sport in età adolescenziale è l’atteggiamento degli adulti. Per questo è necessario formare competenze che prestino attenzione agli aspetti formativi delle attività sportive, mettendo al centro del percorso le esigenze di crescita e socializzazione alle regole della convivenza i bambini, piuttosto che le aspettative e le proiezioni dei formatori e dei genitori. Risulta fondamentale l’approccio soprattutto di questi ultimi nel determinare il grado di interessamento e la possibilità di crescita dei figli. Da alcune indagini svolte negli Stati Uniti sull’atteggiamento dei genitori nei confronti dello sport praticato dai figli, e da un’indagine svolta in Emilia-Romagna e Marche su oltre 200 genitori, di entrambi i sessi, di bambini dai 6 ai 14 anni, risulta che la prevalenza dei genitori ritiene lo sport un divertimento non necessariamente legato alla vittoria, che l’attività sportiva è soprattutto importante per i bambini, che i comportamenti scorretti e ostili (di gioco e verbali) li fanno irritare. I genitori spesso mostrano più attenzione per il rapporto con l’ambiente circostante che per i significati che i figli possono trovare nel gioco. Invece, per i bambini, il ruolo dei genitori è fondamentale (qualunque sia il risultato della prestazione) nel dare riconoscimento dell’impegno e della competenza dimostrata dai figli e nell’affiancarli nella pratica sportiva. È allora fondamentale considerare centrale la formazione dei genitori e degli educatori alle pratiche sportive. 

Le esperienze europee presentate evidenziano come sia importante una collaborazione tra enti locali, scuola, associazioni sportive e famiglie nella gestione delle attività sportive rivolte ai bambini per far sì che le attività si adattino al momento e alle necessità del gruppo e favoriscano il rispetto e la conoscenza reciproca.

 

 Farnè, R. (a cura di), Sport e infanzia: un'esperienza formativa fra gioco e impegno, Milano, F. Angeli, 2010  

Tutte le segnalazioni di libri sono pubblicate anche nella rivista  Rassegna bibliografica: infanzia e adolescenza