Le famiglie omogenitoriali: un percorso di lettura e filmografico

Come crescono le bambine e i bambini nelle famiglie omogenitoriali? Quali sono le caratteristiche delle relazioni familiari nelle differenti tipologie familiari rispetto al modello tradizionale? Le ricercatrici Jessica Lampis e Silvia De Simone, attraverso un’ampia ricognizione degli studi nazionali e internazionali che riguardano il tema dell’omogenitorialità, in questo nuovo Supplemento alla Rassegna bibliografica 2/2015 riflettono sui diversi modi di essere famiglia oggi per soffermarsi poi sull’analisi delle relazioni familiari e dello sviluppo infantile nelle famiglie composte da genitori dello stesso sesso. Il contributo presenta, infine, una riflessione sul ruolo che le istituzioni educative possono esercitare nella creazione di contesti inclusivi in cui tutte e tutti possano riconoscersi e trovare piena cittadinanza.
Marco Dalla Gassa, docente di Storia e critica del cinema, riflette sulla rappresentazione cinematografica delle famiglie omogenitoriali facendo una distinzione tra i film destinati alle sale e quelli fruibili nei festival cinematografici sparsi in tutto il mondo dedicati al mondo LGBT. Dopo aver analizzato alcune pellicole presentate in vari festival internazionali, l’autore commenta tre film che hanno ottenuto in Italia, negli ultimi anni, una distribuzione nelle sale: I bambini sanno (Walter Veltroni, 2015); Io e lei (Mara Sole Tognazzi, 2015); I ragazzi stanno bene (Lisa Cholodenko, 2010). In tutti i casi, ciò che emerge, secondo l’autore, è un quadro dicotomico tra modelli familiari distinti e una categoria figurativa rigida e schematica: «Sia quando s’intendono rimarcare gli elementi di eccezionalità, diversificazione, peculiarità delle famiglie omogenitoriali, sia quando si riscontra invece l’assenza di differenze e la totale complementarietà tra i due modelli, è il gesto comparativo a spiccare, con tutte le polarizzazioni o sovrapposizioni del caso. […] Viene così a mancare lo spettro di complessità e ambiguità che una pellicola dovrebbe abbracciare se volesse intercettare gli stimoli e le sollecitudini eteroclite dell’esistente».

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