La scuola è finita

 

regia di Valerio Jalongo

(Italia/Svizzera, 2010) 

Sinossi breve

Alex, sedici anni, è uno studente di un istituto tecnico della periferia di Roma che ha fatto dello spaccio di sostanze stupefacenti la sua principale attività. Quando per il ragazzo si prospetta una bocciatura per scarso rendimento, Daria, giovane professoressa di scienze, e Aldo, insegnante di italiano con il pallino della musica, un tempo sposati e ormai prossimi al divorzio, decidono di aiutarlo. Entrambi tentano, in modi diversi, di evitare che ripeta l’anno e magari si cacci in guai peggiori di quelli causati dalla sua attività di spaccio, da una madre svampita, separata dal padre del ragazzo e troppo presa dalla relazione con un altro uomo per dedicare attenzione al figlio, nonché da un ambiente scolastico disorganizzato e carente sotto ogni aspetto. La professoressa, grazie all’influenza che sa di avere su Alex, prova a parlare con il ragazzo che, dal canto suo, non è privo d’intelligenza e sensibilità. Aldo si avvicina a lui grazie alla passione per il rock che li accomuna. Paradossalmente, sarà la vita dei due adulti a essere scombussolata dal rapporto con Alex che, al termine del film, si ritroverà ancora una volta solo con i propri problemi.

Presentazione critica - Il ruolo del minore e la sua rappresentazione

Raccontare la scuola italiana di oggi attraverso il cinema è molto difficile, specie se lo si vuol fare tentando di smarcarsi da soluzioni di comodo, ricorrendo alle formule abusate del limitato panorama dei generi nostrani. Valerio Jalongo con La scuola è finita ha il merito di aver tentato di puntare il proprio obiettivo su una realtà (che, specie negli ultimi tempi, è una “sorvegliata speciale” da parte del cinema, specie attraverso il documentario) cercando soluzioni se non proprio riuscitissime per lo meno originali. La scuola è finita è una commedia dai toni aspri che contrappone e affianca due generazioni, adolescenti e quarantenni di oggi, in un confronto impossibile. Nelle affermazioni di Jalongo – docente egli stesso presso un istituto superiore della Capitale – La scuola è finita dovrebbe essere un film di denuncia sullo stato di degrado in cui versa la scuola italiana: una condizione di crisi evidente, vissuta – sia per motivi contingenti, sia per scelte politiche e amministrative discutibili – da tutti coloro che studiano e vi lavorano. La realtà, tuttavia, spesso supera la finzione, e così la scuola del film – peraltro rappresentata dal regista con indiscutibile efficacia, anche grazie al coinvolgimento diretto nella lavorazione del film dei veri studenti del vero ITS Pestalozzi di Roma – diventa poco più che uno sfondo per le vicende vissute dai tre protagonisti, elementi centrali per comprendere il senso del film. La scuola è finita, infatti,punta più che altro a mostrare l’impossibilità delle relazioni tra generazioni, oggi più che mai apparentemente vicine culturalmente (si veda la complicità tra Alex e Aldo sul piano musicale) e sul piano dei valori ma in realtà separate proprio da questa apparente vicinanza che, annullando le distanze, elimina una vera contrapposizione e dunque un reale dialogo. I due insegnanti rappresentano i tipici quarantenni in crisi, incapaci di dare un senso alla propria relazione, di formare una famiglia, frustrati da una professione nella quale riversano energie e competenze senza tuttavia ottenere i risultati sperati.

Disorientati da un ruolo assunto o con troppa preoccupazione ed eccessivo coinvolgimento emotivo (come nel caso di Daria incapace di mettere un freno all’infatuazione che il ragazzo nutre per lei), oppure con un ambiguo senso di complicità che, invece di portare i ragazzi sul terreno degli adulti, costringe questi ultimi a mettersi al loro stesso livello (come quando Aldo assume degli stupefacenti in compagnia del suo alunno) i due insegnanti sembrano avvicinarsi ad Alex anche nel tentativo di dare un senso alla propria unione. Ma se in quanto docenti falliscono non riuscendo ad assolvere ai propri compiti – offrire conoscenza, creare interessi, produrre spirito critico – anche come “genitori” non hanno successo. Il messaggio finale del film è che agli insegnanti e alla scuola si chiede di adempiere a mansioni educative che non appartengono loro come, ad esempio, creare quell’orizzonte di valori condivisi che le stesse famiglie non sono più capaci di offrire.

L’immagine dell’adolescenza che emerge dal film non è meno sconsolante: Alex è un ragazzo non privo di interessi e spunti vitali che, tuttavia, non riescono a prevalere su uno spirito autodistruttivo e nichilista dovuto alle delusioni ricevute dai genitori distratti e assenti, nonché dall’ambiente degradato nel quale vive. L’universo scolastico, come anticipato, d’altra parte non è in grado di compensare questo vuoto: compagni di scuola e amici sono figure sbiadite e a loro volta assenti nella vita del protagonista che riesce a farsi rispettare nell’ambiente soltanto per la sua attività di piccolo spacciatore. Le occupazioni a suon di slogan impegnati sono un pretesto per evitare le lezioni, organizzare concerti e vivere momenti di libertà illusoria e fine a se stessa, come in un copione ripetuto stancamente tanto da una parte che dall’altra di quella linea immaginaria che divide la cattedra dai banchi.

Riferimenti ad altre pellicole

Coacervo di tensioni sociali, conflitti generazionali e derive ideologiche, la scuola è stata di volta in volta il luogo metaforico al cui interno i problemi dell’intera società più che affrontati sono stati esorcizzati, resi accettabili spesso perché rappresentati con leggerezza, raramente con consapevolezza. Trattando temi capitali come quelli relativi alla scuola in maniera superficiale, il cinema italiano sembra ricalcare fedelmente la realtà, almeno quella del nostro Paese, dove le parole educazione, cultura, istruzione, ricerca sembrano ormai evocare lussi superflui più che imprescindibili necessità. Volgendo lo sguardo alla realtà d’Oltralpe, infatti, è possibile percepire ben altra consapevolezza, come emerge attraverso film molto diversi quali, ad esempio, La schivata di Abdel Kechiche, La classe di Laurent Cantet, Stella di Sylvie Verheyde o Monsieur Lazhar di Philippe Falardieu (quest’ultimo, a dire il vero, canadese ma comunque d’area francofona). In Italia negli ultimi anni l’immagine della scuola veicolata dal cinema è stata affidata il più delle volte al genere della commedia declinato in modo più o meno intelligente: dall’ormai datato ma sempre pertinente La scuola di Daniele Luchetti nel quale già a metà degli anni Novanta erano pienamente visibili le carenze dell’istituzione scolastica a Caterina va in città di Paolo Virzì, più un ritratto dei facili compromessi e delle ancor più facili ipocrisie della società e della politica in Italia, a Come te nessuno mai  di Gabriele Muccino, a metà tra il tentativo semiserio di ritratto generazionale e il racconto di formazione, a Scialla! di Francesco Bruni, forse il più riuscito tra i film italiani degli ultimi tempi intorno alla (più che sulla) scuola, capace di far riflettere sui rapporti tra generazioni diverse, tra padri/insegnanti e figli/studenti. In particolare è tra i due giovani protagonisti che si può innestare un parallelo: figure di adolescenti creativi e intelligenti che rasentano pericolosamente il mondo della criminalità alla ricerca di facili scorciatoie per arricchirsi o, magari, per colmare quel vuoto affettivo e valoriale che fa da sfondo a entrambe le vicende. Tutto dalla parte degli insegnanti è, invece, Il rosso e il blu di Giuseppe Piccioni che mette a confronto tre generazioni diverse di professori alle prese con la difficoltà di insegnare in un contesto in cui quella dei docenti è una (e nemmeno la più ascoltata) tra le tante voci  che si affacciano sulle esistenze degli alunni.

Molto diversa la situazione per quanto riguarda il documentario, capace di sondare contesti circoscritti ma molto in profondità. Desolante è la situazione di una scuola alla periferia di Napoli che fa da scenario per A scuola di Leonardo Di Costanzo che denuncia l’abbandono scolastico, la latitanza delle istituzioni, l’assenza delle famiglie, ma anche la pazienza e l’abnegazione delle insegnanti e della preside capaci di sopperire a tutte queste carenze. Analogo, anche se con maggiori aperture verso un cauto ottimismo, Scuola media di Marco Santarelli, ambientato in un istituto della periferia di Taranto. Un altro spaccato della condizione della scuola, inquadrato più dal punto di vista dell’integrazione degli alunni stranieri, lo offre il docu-drama Fratelli d’Italia di Claudio Giovannesi.

Spunti didattici

Al di là delle riflessioni spontanee che offre sull’universo scolastico e le sue carenze La scuola è finita offre la possibilità di riflettere, più in generale, sui rapporti tra le generazioni, il confronto tra di esse in un contesto sociale che ha rimescolato ruoli e competenze. La visione di questo film in parallelo con Scialla! di Francesco Bruni può stimolare una discussione sul tema che offra con leggerezza vari spunti di riflessione tanto agli studenti quanto agli insegnanti sulla possibilità di trovare dei punti di incontro e di discussione al di là dell’insegnamento e della didattica. Questo percorso di lettura - dedicato alla (auto)rappresentazione degli insegnanti nel cinema - e queste due filmografie - una sugli studenti e una sugli insegnanti - invece possono aiutare a interrogarsi sull'immagine e l'immaginario della scuola in particolar modo nel cinema italiano (ma non solo)

Il film è stato girato in un vero istituto superiore romano, mettendo in evidenza quale sia la condizione degli ambienti di studio, la situazione delle attività didattiche ed extradidattiche, le carenze strutturali della scuola oggi in Italia. Può essere stimolante per studenti ed insegnanti comprendere, prendendo spunto dal film (ma anche da alcuni dei documentari succitati) quali siano le reali condizioni della scuola che li ospita, la situazione della didattica, quali le attività che è possibile svolgere all’interno della scuola al di fuori dell’orario.

Link di approfondimento

  • Percorso di visione sulla figura dell'insegnante nel cinema >>>
  • Trailer >>>
  • Intervista a Valerio Jalongo sul film trata da Occhisulcinema >>>
  • Recensione del film su Scuolachefarete >>>
  • Recensione del film su Mymovies >>>
 
Fabrizio Colamartino 

 

 

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