La moglie dell'aviatore

19/07/2010 Tipo di risorsa Schede film Tema Emozioni e sentimenti Titoli Rassegne filmografiche

di Eric Rohmer

(Francia, 1981)

Sinossi

François è un giovane di vent’anni che lavora alle poste di Parigi al turno di notte; di giorno, invece, segue i corsi della facoltà di Legge. François è innamorato di Anne, una ragazza più grande di lui di qualche anno, che in passato ha avuto diverse relazioni, tra cui quella con un aviatore. Un giorno, mentre François si reca a casa di Anne di primo mattino, vede uscire dal portone la ragazza accompagnata da un uomo: è Christian, l’aviatore, che proprio quel giorno è andato da Anne per darle un addio definitivo. François si rode dalla gelosia, e Anne, intollerante a qualsiasi controllo, rifiuta di dargli spiegazioni. François, pieno di dubbi e di sospetti, girovaga per le strade di Parigi e, per caso, incontra di nuovo Christian in compagnia di un’altra donna. Spinto dalla curiosità, segue il presunto rivale, accompagnato nel suo pedinamento da una spiritosa quindicenne, Lucie, che gli si affianca come per partecipare ad un gioco, appassionandosi a fare ipotesi sulla coppia. La sera François si reca da Anne che gli svela la sua rottura con l’aviatore (la cui compagna di passeggiata era la sorella, come finalmente si scopre da una fotografia) ma nello stesso tempo si dimostra insofferente al suo affetto e a ogni serio legame. Quando, più tardi, François si reca sotto casa di Lucie, la vede abbracciata a un ragazzo che è anche un suo caro amico e, senza farsi vedere, se ne va.

Introduzione al Film

Una giornata eccezionale Spesso Eric Rohmer ha legato i suoi film a delle ‘serie’, creando dei fili rossi che collegano le sue opere l’una all’altra con temi e motivi comuni. Così, dopo i «Contes moraux» (racconti morali), il regista francese apre con questo La moglie dell’aviatore la serie delle «Comédies et proverbes» (commedie e proverbi); e in effetti il sottotitolo, «on ne saurait penser à rien» (non sapremmo pensare a niente) riprende, ribaltandolo, il detto di Musset «on ne saurait penser à tout» (non sapremmo pensare a tutto). Nonostante questo, come scrive lo stesso Rohmer, “come i Racconti Morali avevano in comune con quelli di Marmontel solo il titolo, così Comédies et Proverbes non intendono ispirarsi né a Musset, né a Shakespeare, né a Carmontel, né alla Contessa di Ségur (...). La grande differenza con quello precedente è che il nuovo insieme non si riferisce più, per temi e strutture, al romanzo, ma al teatro. Mentre i personaggi del primo si applicano a narrare la loro storia più che a viverla, questi del secondo si dedicheranno piuttosto a mettersi in scena. Se gli uni si consideravano eroi da romanzo, questi altri si identificheranno nei caratteri da commedia. Si continuerà a parlare molto in queste Comédies, ma non tanto per analizzarsi e considerate i propri moventi, quanto per interrogarsi sulla realtà o sulla possibilità di un determinato avvenimento. Si discuterà più di mezzi che di fini. Ciò comporterà un livello più ‘terra-terra’, ma in ogni caso più caloroso. Meno distanti da noi e da se stessi, i protagonisti si riveleranno più commoventi e fragili, anche se il loro patetico è spesso venato d’ironia” (E. Rohmer, cit. in M. Mancini, Eric Rohmer, Firenze, La nuova Italia, 1982, pp. 98-99). Le parole del regista descrivono bene il film. L’idea di teatro è ripresa innanzitutto nella rigorosa organizzazione del film. L’unità di tempo è quella classica: tutto il racconto si svolge in un solo giorno, tra le sei del mattino e le otto della sera. Inoltre, è evidente la suddivisione delle vicende in prologo (François vede Anne in compagnia di Christian), tre atti (lo scontro tra François e Anne; François e Lucie pedinano Christian e la signora bionda; il nuovo incontro/scontro tra Anne e Christian), ed epilogo (François vede Lucie baciare il suo amico). Ma l’atmosfera teatrale è evidente soprattutto nella tensione tra verità e menzogna. Tutta la storia è segnata da equivoci, malintesi, ribaltamenti. François crede a un tradimento di Anne; Anne male interpreta la visita mattutina di Christian, credendo a un segno d’amore che è invece segnale di un addio; Lucie suppone che la donna bionda sia la moglie di Christian, quando invece si tratta della sorella; e infine François scopre che il fidanzato di Lucie non è nient’altro che il suo collega di lavoro, la cui offerta (il numero di telefono di un idraulico per riparare il rubinetto in casa di Anne) aveva dato il via agli eventi di una “giornata eccezionale” – questo il titolo, Un jour exceptionnel, che il regista avrebbe voluto per il suo film. Stilisticamente, di conseguenza, il film lavora soprattutto sui dialoghi, seguiti da lunghe sequenze a macchina fissa (se si esclude il dialogo movimentato del “primo atto”, in cui François e Anne discutono per strada): sono parole che scavano nei sentimenti e nei desideri, parole che svelano ma anche che nascondono. Così alla brutalità di Christian, che lascia Anne senza giri di parole, con un eloquio secco e brusco, corrisponde la reticenza della stessa Anne, che letteralmente “non dice” a François, lasciandolo a logorarsi nel dubbio e nella gelosia; e se Christian rivela facilmente i suoi sentimenti, ad Anne ma anche alla nuova amica Lucie, quest’ultima tace o inventa storie, su di sé e sugli altri («racconto storie in continuazione», dice, orgogliosa di sé), senza mai sfiorare la verità.

Il ruolo del minore e la sua rappresentazione

I sentimenti come le stagioni Lungo la giornata parigina in cui si svolge il film, il clima cambia come le emozioni dei personaggi. La mattina è grigia e piovosa come tristi e confusi sono i sentimenti di François da un lato e di Anne dall’altro; se la ragazza è triste per l’addio di Christian, che preferisce tornare alla calma rassicurante dell’amore coniugale, François è tormentato dalla gelosia, acuita dai gesti scontrosi di lei. Il pomeriggio, al contrario, è segnato dall’apparire giocoso e gioioso della quindicenne Lucie, e il cielo si apre in una luce soleggiata. Anche l’incontro tra la ragazzina e il protagonista nasce da un equivoco: François fissa con ostinazione l’aviatore e la signora bionda, ma la traiettoria del suo sguardo attraversa Lucie, che crede di essere la destinataria di quelle occhiate. Quando poi i due si trovano l’uno di fronte all’altra, la ragazza non crede al caso e accusa François di seguirla, il quale, per giustificarsi, imbastisce una serie improbabile di bugie che non fanno altro che confermare l’equivoco nella mente di lei. Caso e intenzione, verità e bugie: per completare il gioco tra teatro e vita manca solo la messinscena, che infatti non tarda ad apparire. Lucie recita diverse parti: la turista, per poter fotografare – non riuscendoci – l’aviatore e la sua compagna; la perfetta studentessa, quando invece a scuola non c’è andata; l’improvvisata detective, che fa deduzioni proprio come farebbe Sherlock Holmes, prendendo però un grosso granchio. Ogni messinscena, quindi, si chiude con un fallimento; ma del resto nessuna di queste parti corrisponde alla vera Lucie, che non appare mai, se non, forse, nel finale. Piuttosto la ragazza è al centro di un gioco di sguardi e di inganni tra François e la coppia; prima Lucie si sostituisce consapevolmente ai due scegliendo di essere l’oggetto delle occhiate del ragazzo, poi raddoppia lo sguardo di lui portandosi, invece, dal lato del soggetto dello sguardo. C’è un dialogo che restituisce bene quest’atmosfera di continuo gioco di scambi ed equivoci, di soggetti e oggetti del guardare, che alla fine non approda che a un gioco di parole, un ricorrere degli stessi suoni che finiscono per perdere significato. Seduti su un muretto nel parco, i due osservano la coppia. Lucie: -Qu’est-ce que vous regardez? François: -Et vous? L.: -Vous. Je vous regarde en train de regarder. Vous regardez quoi? F.: -Rien, Et puis ça ne vous regarde pas. L.: -Ce que vous regardez me regarde. Così la figura di Lucie rimane indefinibile: solare ma ambigua, divertita ma insolente, acuta e sciocca, la ragazza rimane presa come in un gioco di specchi che non riescono a rimandare un’immagine univoca. Lucie entra di prepotenza nella giornata di François, s’impone al suo sguardo e alla sua attenzione, per poi sparire altrettanto rapidamente, lasciando il ragazzo alle prese con gli stessi dubbi e incertezze che aveva all’inizio. E così, infine, il film si chiude sul bacio appassionato tra Lucie e l’amico di François, sorpresi da quest’ultimo, in una notte buia che accompagna il protagonista – anche qui, come nella sequenza iniziale, destinato a vedere senza essere visto – verso un futuro altrettanto oscuro: ma forse, anche stavolta quello che ha visto potrebbe non corrispondere alla verità.

Riferimenti ad altre pellicole e spunti didattici

Il film può essere visto in parallelo agli altri che compongono la serie delle «Comédies et proverbes»: Il bel matrimonio (Le beau mariage, Francia 1982), che narra la storia di Sabine, divisa tra la sua vita sentimentale segnata da una passione non condivisa, il lavoro e l’anziana madre; Pauline alla spiaggia (Pauline à la plage, Francia 1983), storia lievemente malinconica di un’educazione sentimentale; Le notti di luna piena (Les nuits de la pleine lune, Francia 1984), un ritratto generazionale dolceamaro; e soprattutto il bellissimo Il raggio verde (Le rayon vert, Francia 1986), ancora una ricerca nel gomitolo confuso della giovinezza e dei sentimenti. Tutti questi lavori sono studi nell’interiorità delle emozioni, nel labirinto delle motivazioni consce e inconsce che muovono le scelte e segnano, a volte per caso, le esistenze, e possono fornire un ottimo spunto didattico sia grazie alla ricchezza dei contenuti che alla raffinatezza della messa in scena (il gioco vedere/non vedere, la puntualità e insieme la reticenza dei dialoghi, l’intreccio tra teatro e vita). Chiara Tognolotti  

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