Good Morning Aman

22/12/2009 Tipo di risorsa Schede film Temi Immigrazione Disagio minorile Titoli Rassegne filmografiche

di Claudio Noce

Immigrati di seconda generazione, ovvero cittadini italiani a tutti gli effetti: nelle grandi città non è più così strano incontrare bambini, adolescenti, ragazzi che, a dispetto del colore della loro pelle, dell’etnia di appartenenza, parlano con lo stesso accento marcato dei propri coetanei “autoctoni”.
Good Morning Aman, esordio nel lungometraggio del giovane regista Claudio Noce sceglie proprio la storia e lo sguardo di uno di questi ragazzi per portare all’attenzione del pubblico italiano il senso di smarrimento provato da chi si ritrova a vivere la propria adolescenza da trapiantato nel nostro paese.
Alla rassegnazione cui lo invitano i familiari e alle umiliazioni cui lo sottopone il datore di lavoro, Aman, romano di origine somala, oppone comportamenti spocchiosi, un falso senso di superiorità, una macelata ambizione: quella di “sfondare”, di fare fortuna, di arricchirsi con facilità.
In realtà elude il problema dell’integrazione isolandosi rispetto ai coetanei, passando le nottate insonne sui tetti dei palazzi del rione Esquilino, osservando a distanza di sicurezza la vita che scorre sotto di lui. È proprio nel corso di una di queste sue incursioni che si imbatte in Teodoro, ex pugile quarantenne che da anni si è autorecluso in casa a leccarsi le ferite della vita, ben più dolorose di quelle subite sul ring. È l’incontro di due solitudini, di due universi chiusi e apparentemente molto distanti che, tuttavia, riescono per una strana combinazione di fattori a parlarsi, forse senza comprendersi fino in fondo, ma trovando conforto l’uno nell’altro.
Ma ciò che Teodoro e Aman condividono agli occhi degli spettatori è soprattutto il loro essere personaggi distanti dalle rappresentazioni di maniera proprie di tanto cinema italiano: in particolare il giovane protagonista è lontano dalla raffigurazione tipica data dell’immigrato, connotata da estraneità e distanza, sospetto e paternalismo, carità pelosa e buonismo.
Aman non possiede doti o talenti particolari, non sa cantare né ballare, non è simpatico né ha molta voglia di lavorare: con la sua cadenza romanesca, la sua indolenza, il suo vano fantasticare di successi e ricchezze improbabili (cui il regista concede ampio spazio attraverso una voce narrante a tratti fastidiosa nella sua invadenza ma perfetta per inquadrare il personaggio) è un adolescente come tanti in un Paese che ha ben poco da offrire ai suoi giovani, meno ancora a coloro che, spesso, vengono considerati giovani di serie B.
Attraverso uno stile di regia spigoloso, proprio come il suo protagonista, Noce riesce a trarre il meglio non solo dai suoi due interpreti principali – Valerio Mastrandrea a suo agio nella parte di Teodoro e Said Sabrie in quella di Aman – ma anche e soprattutto dai volti e dai corpi presi dalla strada per dare vita ai personaggi di contorno (i coetanei di Aman, i colleghi pugili di Teodoro) e da un panorama urbano che, spaziando dal rione multietnico dell’Esquilino alla periferia-dormitorio di Corviale, offre un’immagine sufficientemente inedita della Capitale.

Fabrizio Colamartino