Studenti e intelligenza artificiale, i dati dell’indagine Indire

2026/09/10 Type of resource: Topics: Titles:
ragazze e ragazzi che usano il computer

L’84% degli studenti ricorre all’intelligenza artificiale (IA) per lo studio e oltre tre su quattro ritengono che li aiuti a comprendere meglio gli argomenti e a imparare più rapidamente. È quanto emerge dall’indagine nazionale Io e l’Intelligenza Artificiale, promossa dall’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (Indire) e dal Festival dell’Innovazione Scolastica e presentata durante il Festival, che si è svolto a Valdobbiadene dal 4 al 6 settembre scorsi.

La ricerca - lanciata a marzo 2026 in vista dell’evento appena concluso, con l’obiettivo di non limitarsi a parlare dei giovani e dell’IA, ma di ascoltare direttamente gli studenti e comprendere che cosa stia già accadendo nelle aule e nella loro vita quotidiana - ha coinvolto 5.342 ragazzi che frequentano le scuole secondarie di primo e secondo grado.

I risultati rivelano quanto l’intelligenza artificiale sia diventata ormai uno strumento ordinario: il 40,3% degli studenti la utilizza più volte alla settimana e il 21,15% quasi ogni giorno.

L’indagine, tuttavia, mostra differenze significative fra i diversi ordini di scuola. Nella secondaria di primo grado il 12,5% non usa mai l’IA e il 10,4% la utilizza molto spesso; alle superiori, invece, chi non la usa scende appena all’1,5%, mentre gli utilizzatori più assidui salgono al 27,7%. «Il dato – si spiega nel sito dell’Indire - suggerisce due scenari educativi diversi: alle medie è ancora possibile accompagnare gli studenti mentre si formano le abitudini d’uso, mentre alle superiori la scuola si confronta con comportamenti ormai largamente consolidati».

Altri dati evidenziano che il 76% degli studenti dichiara di fidarsi delle risposte dell’intelligenza artificiale e il 62% afferma di controllarle attraverso altre fonti. «Ma incrociando le risposte dei singoli studenti emerge quello che i ricercatori definiscono il “paradosso della fiducia”. Sono infatti proprio gli studenti collocati ai due estremi – quelli che si fidano moltissimo dell’IA e quelli che non se ne fidano per nulla – a verificare meno le informazioni. Tra chi dichiara la massima fiducia, il 55% non verifica le fonti; ma la percentuale sale addirittura al 56,1% tra chi non si fida per niente. I più attenti al controllo sono invece gli studenti che mantengono nei confronti dell’IA una fiducia moderata. Il problema educativo, dunque, non sembra essere semplicemente insegnare a fidarsi o a diffidare dell’IA, ma educare a una fiducia consapevole, capace di sottoporre le risposte della macchina a verifica e giudizio».

Gli studenti usano l’intelligenza artificiale soprattutto per l’italiano, la scrittura, i riassunti e le letture (40,32%), le lingue straniere (34,89%) e la matematica e le scienze (32,76%). Il 76,5% ritiene che l’IA aiuti a comprendere meglio gli argomenti e ad apprendere più rapidamente. Allo stesso tempo, però, gli studenti sembrano percepire il rischio insito nella delega alla macchina: circa il 44% concorda con l’affermazione che l’IA utilizzata per la scuola possa rendere troppo dipendenti e far “pensare di meno con la propria testa”.

Non sono pochi i ragazzi che ricorrono all’intelligenza artificiale per motivi diversi dallo studio: il 53% degli studenti dichiara di essersi rivolto almeno una volta all’IA per sfogarsi o affrontare un problema personale, utilizzandola di fatto come una sorta di “confidente digitale”. Il 28,4% lo ha fatto raramente, il 14,8% abbastanza e il 10% molte volte.

Quando immaginano l’IA del futuro, gli studenti chiedono soprattutto che rimanga uno strumento al servizio dell’uomo. Le applicazioni considerate più utili sono infatti l’aiuto nello studio e nel lavoro (45%) e il miglioramento della medicina e della salute (41%). Solo il 6% vorrebbe invece affidare all’IA decisioni complesse di carattere etico, sanitario o politico.

Anche la percezione dei pericoli è molto concreta: al primo posto gli studenti indicano la sostituzione del lavoro umano (36%), seguita dalla perdita del pensiero critico e dalla dipendenza (26%) e dal rischio di controllo e manipolazione sociale (24%).

Si può consultare la sintesi della ricerca sul sito dell’Indire.

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