Il gioco non è un semplice passatempo, ma è una parte essenziale del processo di crescita: l’articolo 31 della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza attribuisce a ogni bambina e bambino il diritto al riposo, al tempo libero e a dedicarsi a giochi adeguati alla propria età. Alla base vi è la straordinaria capacità dei più piccoli di inventare e immaginare. Nell’approfondimento pubblicato sul sito del Centro per la salute delle bambine e dei bambini, dedicato al tema, si delineano i cinque pilastri del gioco libero: il diritto alla noia, il diritto a sporcarsi, il diritto al rischio, il diritto all’uso “sbagliato” degli oggetti, il diritto al silenzio dell’adulto.
Oggi molti bambini hanno agende piene di impegni. «Ma – si legge nel testo - è nel “vuoto” della noia che nasce l’inventiva. Perché una mente lasciata senza copione inizia a produrne uno per conto suo. Riconoscere un diritto alla noia significa proprio proteggere quei momenti apparentemente vuoti. Le lunghe giornate estive sono il terreno ideale per lasciare ai bambini e alle bambine lo spazio per elaborare quest’opportunità creativa».
Parlare di diritto a sporcarsi «significa lasciare che la scoperta passi anche dalle mani sporche e dai vestiti da cambiare, invece di leggere lo sporco come un problema da evitare. Questo diritto, però, va sempre esercitato nel rispetto di chi gioca. Non tutte le bambine e non tutti i bambini amano le stesse consistenze: alcuni cercano il contatto con il fango e con l’acqua, altri si tirano indietro davanti a ciò che è appiccicoso o bagnato. È una sensibilità da accogliere come un’informazione, non come qualcosa da correggere».
Un altro pilastro importante è il diritto al rischio. Entrare in allarme appena un bambino cerca di arrampicarsi sul primo ramo di un albero o prova a restare in equilibrio sul bordo di un muretto è un istinto prezioso e non va spento, «ma in questo caso può essere utile a distinguere due cose che spesso confondiamo. Il pericolo è una situazione che può fare male sul serio, da cui è giusto proteggere i più piccoli e le più piccole. Un piccolo rischio è un’altra cosa. È la dose di sfida che bambine e bambini si scelgono da soli. Misurando l’altezza di un gradino, la tenuta di un ramo, la propria capacità di reggersi in bilico. Arrampicarsi, saltare giù da un rialzo, camminare lungo una striscia stretta… sono prove che spaventano un po’ chi guarda ma che, per chi le compie, valgono come piccole imprese».
L’uso “corretto” di un oggetto è un’idea che deriva dall’esperienza delle persone adulte: «usare le cose in un altro modo, assegnando loro il significato che la storia del momento richiede, diventa il modo migliore per tutelare il diritto dei più piccoli e delle più piccole a esercitarsi con la propria creatività».
Ultimo pilastro del gioco libero, il diritto al silenzio dell’adulto, ovvero il diritto dei bambini e delle bambine a non essere diretti. «Non si tratta di sparire, ma di cambiare ruolo. Le figure di riferimento hanno un compito importantissimo, quello della regia invisibile. Preparano la scena, mettono a disposizione lo spazio e i materiali, poi si fanno da parte e lasciano che la storia accada. Restare presenti senza invadere può significare osservare, aspettare e farsi avanti solo quando è necessario, con una domanda leggera (“che succede se…?”) più che con un’istruzione».
Si può consultare l’approfondimento sul sito del Centro per la salute delle bambine e dei bambini.
Altri materiali e notizie si trovano su questo sito alle tematiche Gioco e giocattoli e Diritti dei bambini e adolescenti, raggiungibili dal menù di navigazione “Temi”.
