Famiglie affidatarie di minorenni stranieri soli, analisi Unicef-Cnca

copertina della pubblicazione Chi accoglie?

In Italia, il numero di minorenni migranti e rifugiati non accompagnati accolti in strutture residenziali a dicembre 2025 supera le 17.000 presenze. Solo il 4% ha potuto contare su una famiglia affidataria - fatta eccezione per i bambini e gli adolescenti di origine ucraina -, nonostante la legge 47/2017 indichi l’affido come misura prioritaria oltre che più appropriata, nel caso in cui corrisponda al superiore interesse del minorenne. È quanto emerge dalla pubblicazione Chi accoglie?, un’analisi qualitativa preliminare sui profili delle famiglie affidatarie di under 18 non accompagnati realizzata dall’Unicef e dal Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca).  

L’obiettivo della ricerca è quello di mettere in luce caratteristiche, motivazioni, valori e sfide di chi sceglie di aprire la propria famiglia all’accoglienza e, al tempo stesso, fornire indicazioni utili per rafforzare programmi e politiche incentrate sul superiore interesse del minorenne.

Lo studio è stato condotto attraverso un sondaggio anonimo rivolto a 61 famiglie già attive nell’ambito del progetto Terreferme, promosso dall’Unicef e dal Cnca per definire un modello di affido familiare come risposta di seconda accoglienza per bambini e ragazzi migranti soli presenti in Italia. «Il questionario – si legge nel sito dell’Unicef - ha raccolto informazioni sui fattori socio-demografici, sui valori e interessi, sulla soddisfazione per la qualità della vita e sulle esperienze legate all’affido. L’analisi si basa su auto-valutazioni dei partecipanti; pur riferendosi a un campione limitato, i dati permettono di cogliere regolarità utili a comprendere chi sceglie di accogliere e quali condizioni ne favoriscono la disponibilità».

Secondo i dati della pubblicazione, il 40% degli affidatari ha tra 50 e 60 anni, il 30% tra 40 e 50 e il 26% supera i 60. Oltre l’80%, inoltre, risulta sposato o convivente e il 60% ha già figli. Molti svolgono attività lavorative dipendenti o da libero professionista e hanno titoli di studio medio-alti.

Dal punto di vista socio-relazionale, il gruppo presenta livelli elevati di fiducia interpersonale e apertura verso culture diverse. Il 95% degli intervistati concorda sul fatto che le persone migranti contribuiscano ad aumentare la ricchezza culturale, e la grande maggioranza respinge stereotipi che associano migrazione a criminalità o conflitto. Le principali motivazioni che spingono all’affido sono la volontà di accompagnare ragazze e ragazzi verso l’autonomia (95%) e l’apertura a esperienze interculturali (88%). Il 95% si dichiara soddisfatto della propria vita in generale, con livelli alti di soddisfazione per la vita familiare e relazionale.

Non mancano, tuttavia, sfide e problemi: 7 famiglie su 10 dichiarano di aver avuto dubbi iniziali, timori legati al supporto durante il percorso (3 famiglie su 10) e difficoltà che possono scoraggiare la disponibilità ad accogliere.

«L’analisi evidenzia come il successo dell’affido dipenda non solo dalle caratteristiche della famiglia, ma da un sistema capace di fornire accompagnamento qualificato, supervisione, sostegno psicologico e formazione continua». Per questo l’Unicef e il Cnca rivolgono alle istituzioni una serie di raccomandazioni mirate a rafforzare l’affido familiare come misura centrale e prioritaria, purché appropriata e nel superiore interesse del minorenne.

Si può consultare l’analisi sul sito dell’Unicef.

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