Bassa natalità, mortalità infantile e neonatale in calo e sempre più bambini in sovrappeso e obesi: è il quadro che emerge dal primo Libro bianco sulla salute dei bambini realizzato dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane in collaborazione con la Società italiana di pediatria e presentato qualche giorno fa a Roma.
La fotografia scattata dal rapporto documenta una situazione buona riguardo alla salute complessiva dei bambini italiani, ma al tempo stesso evidenzia diversi elementi di criticità, fra i quali, ad esempio, il problema della denatalità e la contrazione della spesa sociale per la maternità e la famiglia.
L'indagine prende in considerazione un ampio ventaglio di temi: oltre a quelli già menzionati, i comportamenti che mettono a rischio la salute dei giovani, le principali cause di morte di bambini e adolescenti, le abitudini alimentari, le coperture vaccinali per le malattie infettive e l'assistenza sanitaria. Obiettivo del Libro bianco è infatti quello «di analizzare in maniera uniforme e aggiornata la molteplicità di tematiche che gravitano attorno alla salute e all'assistenza del bambino e dell'adolescente con dati validi e confrontabili tra le realtà regionali italiane». La prima parte è dedicata alla descrizione della popolazione italiana in età pediatrica con indicatori relativi agli aspetti demografici e allo stato di disabilità; la seconda parte, invece, si sofferma sui bisogni di salute e sulla qualità dell'assistenza.
Sebbene la popolazione italiana sia aumentata, dal 2001 al 2010, del 5,9 per cento, la fascia di età 0-18 anni è diminuita, nello stesso periodo, del 2,64 per cento. La regione con la percentuale più alta di giovani under 18 è la Campania (21,6 per cento) - seguita, nell'ordine, dalla provincia autonoma di Bolzano, dalla Sicilia e dalla Puglia – mentre la regione “più vecchia” è la Liguria (14,6 per cento). La seguono il Friuli Venezia Giulia, la Toscana e, a pari merito, il Piemonte e la Sardegna.
Dai dati emerge anche la bassa natalità nel nostro Paese. I tassi più alti, nel biennio 2008-2009, si registrano nella provincia autonoma di Bolzano (10,7 per cento), quelli più bassi in Molise (7,6 per cento). A fare più figli sono soprattutto le donne straniere.
Il rapporto evidenzia, inoltre, una riduzione del tasso di mortalità infantile e neonatale, nonostante sia ancora presente «un evidente divario tra le regioni con un forte svantaggio per quelle meridionali, da addebitarsi a differenze nella mortalità neonatale che sembrano, comunque, in costante riduzione. A tale considerazione va aggiunta quella relativa al divario nel dato tra i bambini italiani e i figli degli immigrati».
Rimane alta la percentuale di bambini obesi (11,1 per cento) e in sovrappeso (22,9 per cento), sebbene i dati rilevati nel 2010 risultino leggermente inferiori rispetto a quelli osservati nel 2008. I bambini più in linea vivono nelle regioni settentrionali, mentre quelli con più problemi di peso vivono nelle regioni centrali e meridionali. Nelle abitudini alimentari si registrano differenze di genere che aumentano con l'età, a sfavore del genere femminile, per il quale è in aumento sia il consumo di alcolici fuori pasto, sia il consumo di diversi tipi di alimenti proteici.
Riguardo all'assistenza sanitaria il rapporto mette in luce, fra le altre cose, anche alcune criticità: tra queste, il ritardo nell'organizzazione dei reparti di neonatologia e la disomogeneità della distribuzione della rete ospedaliera pediatrica. In crescita, infine, il numero dei pediatri, aumentato, dal 2001 al 2008, del 6,3 per cento: l'aumento ha interessato tutte le regioni del Centro-Nord, mentre nel Sud, ad eccezione della Campania, si registra un generale decremento. Tuttavia, secondo quanto rilevato da una recente indagine della Società italiana di pediatria, il numero totale dei pediatri subirà una progressiva riduzione nel prossimo ventennio. (bg)
