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Riforma dell’istruzione tecnico-professionale, dossier Save the Children [1]

17/09/2026 Tipo di risorsa:
Indagini, studi e ricerche [2]
Temi:
Istruzione [3]
Titoli:
Le notizie [4]
copertina del dossier Attraversamenti

La riforma dell’istruzione tecnico-professionale - che introduce il modello 4+2, avviato in forma sperimentale nell’anno scolastico 2024/2025 e destinato a entrare nell’offerta ordinaria del secondo ciclo a partire dall’anno scolastico 2026/2027 – mira a rendere più forte il collegamento tra scuola, specializzazione e mondo del lavoro. Al tema è dedicato il dossier di Save the Children Attraversamenti. La formazione tecnica e professionale: tra percorsi di riforma, equità e orientamento, un’analisi del nuovo modello 4+2 che si concentra, in particolare, sull’equità educativa e il rischio che condizioni sociali, background migratorio, genere o territorio possano ancora incidere sulle scelte e sulle opportunità future.

La riforma punta ad attrarre più studenti nella formazione tecnologica e professionale nel nostro Paese. Grazie al modello 4+2, si spiega nel sito di Save the Children, «gli istituti tecnici e professionali possono attivare percorsi di scuola superiore della durata di quattro anni, in alternativa ai tradizionali cinque, collegati alla possibilità di proseguire la formazione di due anni negli ITS Academy (Istituti Tecnologici Superiori)». Un passaggio, quello da cinque a quattro anni, che pone, tuttavia, il tema della qualità e completezza della formazione: «la riorganizzazione della didattica non deve ridurre lo spazio dedicato alle discipline di base e alle competenze civiche e culturali, fondamentali per sviluppare pensiero critico e autonomia».

Secondo quanto evidenziato dalla pubblicazione, il modello 4+2 è in crescita, ma resta ancora poco diffuso: nell’anno scolastico 2026/2027 ci sono state 10.532 iscrizioni, circa 5.000 in più rispetto all’anno precedente, pari però all’1,9% dei nuovi iscritti alle scuole superiori. Nei primi due anni di sperimentazione sono stati autorizzati 626 percorsi ma ne sono stati effettivamente avviati 442 in 307 scuole. A marzo 2026 sono stati autorizzati altri 532 percorsi, coinvolgendo oltre 700 istituti.

Dal dossier emerge che l’Italia ha compiuto progressi nel contrasto alla dispersione scolastica: oggi l’8,2% dei giovani tra i 18 e i 24 anni possiede al massimo il diploma conclusivo del primo ciclo di istruzione e non è inserito in percorsi di istruzione o formazione. Il dato è leggermente inferiore alla media dell’Unione europea, pari al 9,1%, con una differenza tra ragazzi (10,1%) e ragazze (6,2%). Il miglioramento, però, non ha eliminato le disuguaglianze territoriali. Nelle Isole la dispersione arriva al 13,7%, mentre nel Nord-Est si ferma al 6,8%. Anche il tipo di scuola frequentata incide: negli istituti professionali il tasso di abbandono è del 5,3%, circa quattro volte quello dei licei, dove è pari all’1,3%, e negli istituti tecnici raggiunge il 3,7%.

L’indagine di Save the Children rivela inoltre che negli ultimi dieci anni le scelte si sono spostate verso i licei: tra il 2015/2016 e il 2024/2025, con un numero complessivo di studenti pressoché invariato, i licei hanno guadagnato oltre 100.000 studenti, i professionali ne hanno persi 103.000 e i tecnici sono rimasti stabili; per l’anno scolastico 2026/2027 il 55,9% sceglie un liceo, il 30,8% un tecnico e il 13,3% un professionale.

Un altro dato importante messo in luce dalla pubblicazione riguarda il rapporto con il lavoro: in Italia oltre 1,6 milioni di profili tecnici rischiano di rimanere scoperti e nel 2025 le imprese hanno dichiarato difficoltà nel reperire diplomati tecnici e professionali nel 47% dei casi e diplomati ITS Academy nel 57,3%. «Rafforzare il legame formazione-lavoro non significa però attribuire alla scuola la responsabilità di tutti gli squilibri: servono occupazioni qualificate, retribuzioni adeguate e prospettive di crescita, oltre a investimenti in innovazione, politiche industriali e qualità del lavoro».

Fra le principali questioni sollevate dal dossier c’è il rischio di una “selezione implicita”: «creare nuovi percorsi non garantisce automaticamente che siano accessibili a tutti. A ostacolarne l’accesso possono contribuire mancanza di informazioni, difficoltà economiche, distanza delle scuole, costi di trasporti e attrezzature, differenze nell’offerta formativa e rigidità nei passaggi tra percorsi. Se questi ostacoli si concentrano sugli stessi studenti, le opportunità rischiano di restringersi proprio per chi parte da condizioni meno favorevoli. Le reti territoriali tra scuole, enti di formazione, ITS Academy e altri soggetti possono rendere la riforma più comprensibile e accessibile».

In questo quadro è decisivo il ruolo dell’orientamento ed è fondamentale garantire la reversibilità delle scelte, attraverso il riconoscimento delle competenze acquisite, attività di recupero, informazioni chiare e accompagnamento nei passaggi.

Si può consultare il dossier [5] sul sito dell’organizzazione.

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