Cooperazione, nuove linee guida sui minori [1]
Favorire il protagonismo dei minori e l'inclusione sociale attraverso la comunicazione sociale per lo sviluppo e il parternariato di rete: sono gli obiettivi delle Linee guida della cooperazione italiana sulle tematiche minorili, documento ufficiale del Ministero degli affari esteri [2] uscito lo scorso dicembre.
Promosse dalla Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo [3] insieme ai partner attivi, le Linee guida aggiornano l'analogo documento del 2004 e si rivolgono «ai decisori e/od operatori, in ambito pubblico e privato, per la promozione di più ampi partenariati destinati a rendere i minori protagonisti del proprio sviluppo». Il documento intende orientare le iniziative della cooperazione italiana e dei suoi partner e promuovere «l’allineamento delle politiche nazionali in tema di minori a quelle dei paesi partner, così come la loro armonizzazione con quelle degli altri donatori, e in maniera particolare dell’Unione Europea».
Si fondano sui quattro principi base della Convenzione dei diritti del fanciullo [4]: diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo; il superiore interesse dei bambini e degli adolescenti; non discriminazione; diritto all’ascolto e alla partecipazione. La Cooperazione italiana, si legge nell'incipit, «nel considerare i minori come protagonisti del proprio sviluppo, attribuisce loro dignità di interlocutori e ne favorisce la partecipazione nelle decisioni, nell’adozione di strategie e nell’attuazione, valutazione, divulgazione delle azioni che li riguardano e che riguardano i minori in generale». Questi diritti inalienabili, sono stati declinati in schede monografiche di obiettivo per sette ambiti: educazione, sfruttamento sessuale, commerciale e tratta; giustizia; lavoro; contesti di crisi; disabilità e migrazione, da promuovere attraverso la comunicazione sociale, la progettualità e l'efficacia dell'aiuto allo sviluppo.
Il documento vuole così favorire «l’adozione di un approccio quanto più possibile coerente e concertato» e consentire la creazione di <forme di sussidiarietà e divisione di compiti tra gli attori nazionali della cooperazione, allo scopo di aumentare l’efficacia e limitare i rischi di frammentazione dell’offerta complessiva dell’aiuto allo sviluppo da parte del nostro Paese».
Insomma, come scrive nell'introduzione il direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo Elisabetta Belloni, il documento si pone come «un utile strumento di riferimento nel settore, per facilitare il dialogo e la condivisione di modelli di intervento di qualità quanto più possibile efficaci, consentendo la piena espressione delle potenzialità di ciascuno, e in particolare dei giovani protagonisti, nel conseguimento di obiettivi e modalità di sviluppo significativi e durevoli».
L’insieme delle iniziative realizzate, ma soprattutto la qualità e il carattere innovativo di alcune di esse, sottolinea Belloni, «pongono la cooperazione italiana in prima linea in quanto a strategie, contenuti metodologici e impegno finanziario». Un impegno che mira a «favorire uno sviluppo sostenibile e promotore dei processi democratici e di pacificazione attraverso programmi a favore delle nuove generazioni, affinché i giovani divengano protagonisti attivi del loro percorso di crescita, promotori e realizzatori dei processi di crescita culturale, sociale, economica del proprio Paese, a dimostrazione del nesso inscindibile tra sviluppo e promozione della condizione minorile». (mf)
Foto: crediti [5].
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